Nutrienti e alimenti

Cacao e cioccolato fondente

Nutraceuticabioch.: Cacao e cioccolato applicazioni cliniche e biologiche.

Nutraceuticabioch.: Cacao e cioccolato nella salute e malattie.

 

Caffè e caffeina

Il caffè è un’infuso preparato con i semi della pianta Coffea torrefatti e macinati, contiene caffeina, acido clorogenico, potassio, magnesio, vitamine e diterpeni (cafestrolo e cafeolo), in Italia di preferisce il caffè espresso che ha un sapore amaro per la tostatura dei semi molto prolungata.

Una tazzina di caffè espresso contiene 80-100 mg di caffeina e una quantità più elevata nel tipo moka e nel caffè lungo per un maggiore contatto della miscela del caffè con l’acqua di preparazione, 100-120 mg in una tazza di caffè americano e in una tazza di caffè decaffeinato sono contenuti solo 2-3 mg.

La caffeina è presente anche nel tè, coca cola, energy drink, cioccolato, matè, guranà, analgesici e integratori alimentari.

Durante la digestione la caffeina viene rapidamente assorbita nell’intestino con un picco di concentrazione plasmatica ad 1 ora dall’assunzione, viene degradata dal fegato e a 6 ore la concentrazione è del 50%.

Gli effetti della caffeina sull’organismo dipendono dallo stato di salute del consumatore, dalla quantità e durata dell’assunzione provocando un’aumento delle endorfine che danno un senso di benessere, riduzione della fatica e della sonnolenza, ma gli effetti possono essere anche negativi per esempio il leggero aumento di pressione o l’effetto stimolante non sono indicati in caso di ipertensione e stato ansioso.

Tra gli altri effetti della caffeina l’aumento del metabolismo basale con ossidazione di acidi grassi e termogenesi, aumento della secrezione gastrica, accelerazione dello svuotamento dello stomaco e protezione del colesterolo LDL dall’ossidazione, un’assunzione di caffeina elevata pari a 500-1000 mg al giorno o l’assunzione da parte di  persone sensibili o nei non consumatori abituali, il caffè causa effetti indesiderati come ansia, eccitazione, insonnia, tachicardia, aritmie, ipertensione e disturbi coronarici.

Negli studi scientifici che hanno evidenziato le proprietà benefiche della caffeina per la salute umana, la quantità spesso è molto alta per esempio per la perdita di peso attraverso l’aumento di oltre il 10% del metabolismo basale è indicata una quantità pari a 500 mg che corrisponde a più di 5 tazze di caffè che vanno oltre i limiti consigliati di 2-3 tazze al giorno.

Non c’è rischio che una quantità moderata di caffè sia la causa di cardiomiopatia ischemica, ma dopo l’infarto il caffè nelle quantità consigliate pari a 2-3 tazze di espresso o moka aumenta il rischio di ictus, eventi coronarici e morte improvvisa.

Attraverso la ricerca scientifica si è dimostrata la relazione inversa fra consumo moderato di caffè e mortalità sia totale che cardiovascolare per la presenza di caffeina e di altre sostanze contenute visto che molti effetti benefici sono attribuiti anche al caffè decaffeinato per esempio l’effetto sul profilo lipidico è attribuito alla presenza nel caffè moka di una quantità elevata di diterpeni che nel caffè espresso, per un maggiore contatto della miscela con l’acqua di bollitura.

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Frutta a guscio

La frutta secca a guscio viene raccomandata nelle persone asteniche, sotto peso, negli sportivi e quando il BMI è compreso tra 18-25, il consumo deve essere moderato all’interno di un regime alimentare normo calorico ed equilibrato.

La dieta mediterranea raccomanda una porzione di 3-4 noci, alcune volte a settimana per via dell’alto contenuto di lipidi e elevato apporto calorico, per esempio 100 grammi di noci contengono 70 grammi di lipidi e apportano 690 Kcal, 100 grammi di mandorle contengono 50 grammi di lipidi e il contenuto calorico è circa 600 Kcal e 100 grammi di nocciole contengono 65 grammi di lipidi e 650 Kcal.

La frutta secca a guscio si conserva per molto tempo

Il consumo moderato riduce il rischio di malattie cardiovascolari e di diabete 2 attraverso la modifica del profilo lipidico riducendo il colesterolo LDL, le LDL piccole e dense e i trigliceridi.

La composizione nutrizionale comprende molti nutrienti antiossidanti che apportano benefici alla salute quali:

  • acidi grassi MUFA come l’acido oleico presente nelle nocciole e nelle arachidi;
  • acidi grassi PUFA essenziali come l’acido linoleico e alfa- linolenico presenti nelle noci;
  • vitamina A contenuta nei pinoli e nei pistacchi;
  • vitamina C presente nei pistacchi;
  • vitamina E contenuta nelle mandorle e nelle nocciole;
  • l’acido folico presente nelle nocciole;
  • luteina e zeaxantina, due importanti carotenoidi contenuti nei pistacchi;
  • proteine e fibre presenti nelle arachidi e nelle mandorle;
  • selenio presente nelle nocciole;
  • calcio in quantità elevata nelle mandorle e nelle nocciole;
  • fitosteroli presenti nei pistacchi e nelle nocciole.

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Bevande alcoliche

L’alcol etilico è il principale componente delle bevande alcoliche ottenute dalla fermentazione degli zuccheri quali fruttosio, glucosio, ecc. provenienti da frutta, cereali e alcuni tuberi ad opera di lieviti, le reazioni di trasformazione sono glucosio —> acetaldeide,  acetaldeide + NADH + alcol deidrogenasi —-> etanolo + NAD+.

La gradazione alcolica è il volume in ml di alcol in 100 ml di bevanda e moltiplicando il grado alcolico per i ml di bevanda e per il peso specifico dell’alcol 0,79, dividendo tutto per 100, si ottengono i grammi di alcol assunti.

La quantità di 12 grammi di alcol presente in 125-130 ml di vino a 12°, 330 ml di birra a 4,5°, 75 ml di Porto o di aperitivo a 20° e 40 ml di super alcolico a 40 ° è l’unità alcolica.

L’etanolo non è componente necessario della dieta ma elemento di convivialità nei paesi occidentali, può essere considerato, un’agente tossico perchè provoca tossicità acuta e cronica, inoltre è una sostanza psicoattiva visto che provoca disturbi del comportamento e dipendenza.

Le bevande alcoliche sono complemento della dieta e della vita di relazione, sono fonti di piacere, se ingerite con moderazione favoriscono la degustazione dei cibi, stimolando la digestione e eliminano la sete, ingerite in quantità eccessive danno rischio di patologie e danni indiretti come gli incidenti stradali, problemi personali e sociali.

Il valore nutrizionale delle bevande alcoliche è nullo, essendo privo di nutrienti con calorie ”vuote” e il metabolismo dell’alcol è senza regolazione, il vino contiene da 1-10 grammi/litro di glucidi, polifenoli, minerali come il ferro e vitamine, la birra ha fino a 30 gr/litro di glucidi, proteine e vitamine e la Vodka e il Whisky contengono zero grammi per litro di glucidi, bisogna considerare che i glucidi assunti dalle bevande contribuiscono alle calorie della dieta quotidiana.

L’alcol è un’importante fonte di energia pari a 7,1 Kcal/ grammo che possono essere usate dai muscoli, ma le bevande alcoliche mancano in genere di altri nutrienti, l’etanolo è spesso 1-5% dell’introito calorico della dieta e nei forti bevitori fino al 50%, siccome è potenzialmente tossico e l’organismo non lo accumula viene rapidamente eliminato con priorità metabolica rispetto agli altri nutrienti dando effetti sul metabolismo e rischio di malattie.

Il metabolismo dell’alcol varia in base al genotipo e una minore velocità di eliminazione porta a maggiori danni diretti e indiretti.

L’etanolo è una molecola debolmente polare che attraversa facilmente le membrane cellulari con equilibrio immediato tra sangue e tessuti, viene rapidamente assorbito per diffusione lungo tutto il tratto digestivo, ma principalmente nello stomaco e nel tenue entro 15-30 minuti a digiuno e 1-3 ore a stomaco pieno visto che grassi, pasta, riso, latte ritardano l’assorbimento, il quale risulta essere sempre massimo fino al 20% per le bevande alcoliche diluite come lo spumante che contiene anidride carbonica.

Quando il grado alcolico aumenta l’alcol ha un’azione irritante.

L’assorbimento a digiuno è l’80-90% con un picco alcolemico a 30-45 minuti, mentre dopo un pasto il picco avviene a 60 minuti, diffonde rapidamente in tutti i tessuti e fluidi corporei in quantità proporzionale al contenuto di acqua della bevanda.

L’alcol in piccole quantità viene eliminato immodificato nei reni, cute e polmoni per azione dell’enzima alcol deidrogenasi secondo lo schema etanolo + NAD+ —-> acetaldeide, quest’ultima è una sostanza che viene subito trasformata dell’enzima acetaldeide deidrogenasi + NAD+ in acqua e acido acetico, è possibile anche la reazione cellulare dell’acido acetico per azione dell’enzima acetilCoa sintasi che forma acetilCoa che servirà nel metabolismo cellulare.

La capacità degli enzimi epatici è limitata, un’uomo adulto può metabolizzare 1 gr/ 10Kg peso/ora, se assume quantità medie di alcol, in caso di eccesso o di alterazioni del fegato una parte di acetaldeide non viene ossidata e va in circolo e in altri organi creando danni, nelle donne e nei giovani la metabolizzazione è minore e porta maggiore dannosità.

La sintesi di acetaldeide ha due vie metaboliche in base al consumo, quando l’assunzione è moderata circa l’80-90% del metabolismo è a carico dell’enzima costitutivo alcol deidrogenasi nel citosol, zinco e NAD+ dipendente con Km 1 mM, cioè ad alta affinità che si satura subito, che può ossidare anche metanolo, se il consumo è elevato il 10-20% del metabolismo è microsomiale CPY2E1 o MEOS che usa il NADPH, può agire anche l’enzima catalasi ma ha un’azione limitata con scarso perossido d’idrogeno, di origine epatica ha una Km 20 mM.

L’enzima acetaldeide aldeide deidrogenasi è l’enzima limitante del processo metabolico, nel fegato ci sono due isoenzimi, quello citoplasmatico ha una Km 100 micromolare e quello mitocondriale ha una Km 3 micromolare,  quest’ultimo per polimorfismo genetico è deficiente nella metà della popolazione cinese e giapponese, l’accumulo di acetaldeide provoca effetti tossici con arrossamento del volto, nausea, vomito, tachicardia e cefalea.

La velocità di metabolizzazione è circa 0,12 grammi/Kg di peso/ora, un bicchiere di vino con 12 grammi viene smaltito in 1 ora e 25 minuti da una persona adulta di 70 Kg, la velocità raddoppia nell’alcolista cronico per aumento delle dimensioni degli epatociti e attivazione del sistema MEOS e diminuzione della acetaldeide deidrogenasi.

La tolleranza all’alcol dipende dal peso, età, sesso, abitudine all’alcol, infatti nei consumatori cronici si ossida più facilmente per adattamento, attività fisica tanto che gli sportivi metabolizzano più facilmente l’alcol, l’assunzione a stomaco pieno o vuoto e il tipo di bevanda assunta.

Il metabolismo dell’alcol non ha un meccanismo di regolazione, porta ad una riduzione del rapporto NAD+/NADH da circa 1000 a 250-300 e diminuisce il piruvato e aumenta il lattato con effetto sul metabolismo dei carboidrati e dei grassi.

L’assunzione moderata ha uno scarso effetto sui carboidrati poichè gli zuccheri del pasto compensano l’ipoglicemia indotta dall’alcol, un consumo moderato è inversamente proporzionale ai livelli d’insulina postprandiale, l’intossicazione alcolica aumenta il NADH e diminuisce la gluconeogenesi e porta a ipoglicemia a digiuno, con pericolosità negli alcolisti e nei diabetici, specialmente quando si assume insulina e ipoglicemizzanti orali, per bassa concentrazione di glicogeno e perchè provoca insulina resistenza, iperinsulinemia, pancreatite cronica con difficoltà di digestione e malassorbimento.

L’assunzione di alcol dopo attività fisica intensa causa ipoglicemia. 

L’alcol è un fattore di rischio per l’obesità, visto che le calorie sono aggiunte a quelle della dieta, l’acetato prodotto dal metabolismo si ossida al posto dei grassi inducendo un bilancio positivo lipidico che causa iperlipidemia alcolica e fegato grasso, accentuati da una dieta ricca di grassi, i forti bevitori sostituiscono le bevande alcoliche al cibo e rischiano malnutrizione e perdita di peso.

L’aumento di lattato proveniente dal metabolismo alcolico, diminuisce l’escrezione renale di urato derivato dalle purine,  portando ad iperuricemia, diminuzione della fosforillazione dei nucleotidi adenilici e aumento del catabolismo purinico.

L’alcol modifica anche il profilo lipidico, aumentando le VLDL di secrezione epatica e riducendone la rimozione periferica da parte della lipoproteina lipasi, aumentano le HDL con assunzione moderata, con effetto non lineare, per esempio 30 grammi al giorno di alcol riducono il rischio cardiovascolare forse per aumento delle HDL, l’effetto sulle LDL è minore, anche se i polifenoli del vino limitano l’ossidazione delle LDL, ma l’alcol ha un’effetto pro-ossidante.

L’assunzione di alcol da sensazione di calore per vasodilatazione periferica e rilascio di catecolamine, rapido dissipazione di calore, diminuzione della temperatura interna, depressione della termoregolazione con rischio di assideramento alle basse temperature.

Per la linea guida INRAN 1996 e OSM, una dose accettabile da assumere durante i pasti è pari a 2-3 unità alcoliche per gli uomini, 1-2 per le donne, 1 per gli anziani e comunque si consiglia di ingerire una quantità non superiore al 10% delle calorie giornaliere, l’alcol è vietato negli adolescenti fino al quindicesimo anno di età, in gravidanza e allattamento.

L’abuso di alcol da effetti sfavorevoli sulla salute e vita sociale, c’è azione diretta dell’acetaldeide che altera la fluidità di membrana delle cellule, forma addotti con le proteine e ROS, inoltre favorisce la perossidazione lipidica con conseguenze a lungo termine per danneggiamento delle cellule intestinali causante gastrite cronica, malassorbimento per danno diretto e su enzimi e danno epatico che provoca meno assorbimento di nutrienti e ossidazione epatica, con alterazione del metabolismo delle vitamine e carenze specie di folato.

L’alcolista spesso ha una malnutrizione primaria visto che considera l’alcol la fonte principale di energia con cui sostituire gli alimenti e secondaria con complicanze gastrointestinali, epatiche e metaboliche.

L’alcol assunto in piccole quantità agisce sul SNC, con azione ansiolitica donando sensazione di benessere, in dosi elevate aumenta l’azione del GABA che inibisce il SNC e da effetto deprimente con sedazione, piccole-moderate quantità di alcol, specie dal vino rosso possono nell’età adulta limitare lo sviluppo di demenza, rispetto agli astemi, a meno che non ci sono condizioni genetiche.

Un’eccesso di alcol ha un’azione negativa sulla memoria e cognizione fino alla demenza, sindrome di Korsakoff, encefalopatia di Wernicke, polineuropatia e ictus emorragico, agendo principalmente:

  • sulla funzionalità sinaptica alterandola;
  • interagendo con i ligandi di membrana e sui canali ionici voltaggio dipendenti, come i recettori del GABA, glutammato, serotonina, cannabici, NPY che regola l’assunzione di cibo.

L’alcol provoca vasodilatazione, aumento della frequenza cardiaca e un’effetto cardioprotettivo se assunto in quantità piccole-moderate dopo i pasti, 30-40 grammi al giorno nell’uomo e 25-30 grammi al giorno nella donna per aumento del 10-20% delle HDL totali specialmente le frazioni HDL2 e HDL3, riduzione delle LDL, potenziamento della fibrinolisi, riduzione dell’aggregazione piastrinica e dell’infiammazione.

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Cipolla cruda, pompelmo, vino rosso, mele, tè nero, verdure a foglia verde, fagioli, ciliegie nere, grano saraceno, noci e capperi.

Cipolla cruda

La cipolla riduce la pressione arteriosa, il colesterolo, i trigliceridi e la glicemia, previene il cancro alla prostata e l’ipertrofia prostatica, 100 grammi contiene:

  • 1 grammo di proteine;
  • 92 grammi di acqua;
  • 5 grammi di glicidi;
  • 0,1 grammi di lipidi;
  • 1 grammo di fibra;
  • 140 mg di potassio;
  • 25 mg di calcio;
  • 35 mg di fosforo;
  • 10 mg di sodio;
  • 0,4 mg di ferro;
  • 0,02 mg di vitamina B1 e di vitamina B2;
  • 0,03 mg di vitamina B3;
  • 3 microgrammi di vitamina A;
  • 5 mg di vitamina C;
  • acidi fenolici, steroli, indolo-3 carbinolo, solfuro di allile;
  • 26 Kcal.

Verdure a foglia verde

I vegetali di colore verde sono broccoli, spinaci, carciofi, bietole, radicchio verde, cicoria, rucola, prezzemolo, invidia, lattuga, kiwi ecc., sono ricchi di carotenoidi, di luteina e di vitamina K.

Broccoli

I cavoli comprendono il cavolfiore, il cavolo broccolo, cavolo verza,cavolo cappuccio, cavolini di Bruxelles, cavolo nero, cavolo cinese e cavolo rapa, contengono isotiocianati, come il sulforafano un composto antiossidante che contiene zolfo, efficace per prevenire il cancro specie del colon e del pancreas, ha proprietà depurativa, nei cavoli sono presenti sostanze che impediscono l’utilizzo dello iodio nella tiroide, 100 grammi di parte edibile di cavolfiore crudo contiene:

  • 3,2 grammi di proteine;
  • 92 grammi di acqua;
  • 2,7 grammi di glicidi;
  • 0,2 grammi di lipidi;
  • 2,4 grammo di fibra;
  • 350 mg di potassio;
  • 44 mg di calcio;
  • 0,7 mg di zinco;
  • 8 mg di sodio;
  • 0,8 mg di ferro;
  • 0,1 mg di vitamina B1 e di vitamina B2;
  • 1,2 mg di vitamina B3;
  • 50 microgrammi di vitamina A;
  • 59 mg di vitamina C;
  • betacarotene, luteina, zeaxantina, ecc. ;
  • 25 Kcal.

Pompelmo

Al pompelmo vengono attribuite proprietà benefiche, è in grado di abbassare il colesterolo, trigliceridi, pressione arteriosa e peso corporeo, 100 grammi di parte edibile contengono:

  • 0,6 grammo di proteine;
  • 91 grammi di acqua;
  • 6 grammi di glicidi;
  • 1,6 grammo di fibra;
  • 240 mg di potassio;
  • 17 mg di calcio;
  • 16 mg di fosforo;
  • 1 mg di sodio;
  • 0,3 mg di ferro;
  • 0,02 mg di vitamina B1 e di vitamina B2;
  • 0,2 mg di vitamina B3;
  • 27 microgrammi di vitamina A;
  • 40 mg di vitamina C;
  • 26 Kcal.

Assumere una quantità di pompelmo superiore a un bicchiere di succo o un frutto intero provoca interferenza nella cinetica di farmaci per 24 ore, aumentandone la biodisponibilità poichè inibisce il sistema microsomiale epatico CYP 3A4, presente anche nella parete intestinale.

Questo effetto non avviene per le arance e i limoni.

Il pompelmo in alte quantità aumenta la concentrazione plasmatica della simvastatina, lovastatina, farmaci calcio antagonisti come la felodipina, della ciclosporina e farmaci antistaminici come terfenadina.

Mele con la buccia

La mela ha una leggera azione lassativa, diuretica e disintossicante, riduce il colesterolo e la glicemia postprandiale, 100 grammi contengono:

  • 0,2 grammo di proteine;
  • 85 grammi di acqua;
  • 10 grammi di glicidi come glucosio, fruttosio e saccarosio;
  • tracce di lipidi;
  • 2,6 grammo di fibra, senza buccia un contenuto minore di 2 grammi, tra cui pectina, cellulosa, emicellulosa e lignina;
  • potassio, zolfo, calcio, magnesio, fosforo e ferro;
  • vitamine C, E, B1, B2 e A;
  • polifenoli, minore nella mela senza buccia;
  • acido malico, tannini, terpeni;
  • 38 Kcal, senza buccia 53 Kcal.

Fagioli

I legumi, tra cui i fagioli sono ricchi di proteine e di fibre, sono poveri di grassi, con eccezione per la soia, basso indice glicemico, contengono isoflavoni specie la soia e sono ricchi di vitamine e minerali, il consumo può avvenire sia fresco che secco, il contenuto di nutrienti per 100 grammi di parte edibile:

  • 20 grammi di proteine;
  • 47 grammi di glicidi;
  • 2 grammi di lipidi;
  • 17 grammo di fibra per lo più insolubili;
  • 1478 mg di potassio;
  • 102 mg di calcio;
  • 9 mg di ferro;
  • 0,5 mg di vitamina B1 e 0,12 mg di vitamina B2;
  • 2 mg di vitamina B3;
  • selenio 16 microgrammi;
  • acqua 10,3 grammi;
  • 291 Kcal.

Vino rosso

Il vino è ottenuto dalla fermentazione alcolica dell’uva ad opera dei lieviti presenti nella buccia dell’acino che trasformano in alcol gli zuccheri del frutto, i componenti del vino sono:

  • alcol etilico;
  • acqua;
  • glicerolo;
  • acido tartarico, malico, tartarico, citrico e altri;
  • acidi volatili come l’acido acetico;
  • polifenoli maggiormente nei vini rossi;
  • zuccheri come glucosio e fruttosio;
  • potassio, sodio e altri;
  • vitamina C, B1, B6  e altri;
  • sostanze coloranti diversi tra vino rosso e vino bianco;
  • tannini specialmente nei vino rosso;
  • alcol metilico;
  • anidride carbonica specie nei vini frizzanti;
  • gradazione alcolica da 10 al 15%;
  • vini normali o speciali come liquorosi, aromatizzati e spumanti.

Tè nero

Consumare il tè nero in quantità moderate come 3-6 tazze al giorno ha gli stessi effetti del tè verde ma contiene un maggiore contenuto di caffeina che da effetto stimolante elevato con aumento dell’attenzione e dell’umore e favorisce l’insonnia e l’eccitazione nervosa, minore quantità di tannini, di polifenoli e del potere antiossidante.

Ciliegie nere

100 grammi di parte edibile contengono:

  • 0,8 grammo di proteine;
  • 86 grammi di acqua;
  • 6-14 grammi di glicidi;
  • 1 grammo di fibra;
  • 240 mg di potassio;
  • 30 mg di calcio;
  • 18 mg di fosforo;
  • 2 mg di sodio;
  • 0,6 mg di ferro;
  • 0,02 mg di vitamina B1 e di vitamina B2;
  • 11 mg di vitamina C;
  • betacarotene, polifenoli, antocianine, acido malico;
  • 38 Kcal.

Grano saraceno

Un cereale che non appartiene alla famiglia delle Graminacee, la farina viene usata per preparare la polenta e la pasta rustica, nel Nord Europa serve per la panificazione, 100 grammi di parte edibile contiene :

  • 12 grammi di proteine, maggiore del frumento;
  • 13 grammi di acqua;
  • 3 grammi di lipidi;
  • 62 grammi di glicidi;
  • 6 grammo di fibra;
  • 240 mg di potassio;
  • 30 mg di calcio;
  • 18 mg di fosforo;
  • 2 mg di sodio;
  • 0,6 mg di ferro;
  • 0,02 mg di vitamina B1 e di vitamina B2;
  • 11 mg di vitamina C;
  • betacarotene, polifenoli, antocianine, acido malico;
  • 38 Kcal.

Noci (vedi frutta a guscio)

Capperi

Nutraceuticabioch.: Quercitina sotto i riflettori

Curcuma

Le spezie e le erbe aromatiche servono ad insaporire i cibi e stimolare la digestione, la curcuma è una pianta chiamata Curcuma Longa o Tumeric, viene usato nelle salse, come additivo e colorante, inoltre è ingrediente del curry, una salsa piccante che contiene anche coriandolo, pepe e cumino nero.

I principali componenti della curcuma sono la curcumina, zingibirene e tumerone. 

La curcuma viene usata nella medicina tradizionale cinese come depurativo, antinfiammatorio, antidepressivo, nelle malattie del fegato e per curare le ferite e le ustioni, nei paesi occidentali viene impiegato quando ci sono disturbi digestivi come coleretico che aumenta la produzione di bile e la secrezione per azione sul fegato, colagogo che stimola il flusso biliare nel duodeno e epatoprotettore.

Le principali azioni sono antinfiammatorie e antiossidante

La curcuma è impiegata nella dispepsia non simil-ulcerosa, artrosi, artrite reumatoide, morbo di Crohn, cancro colon retto e della prostata ma può dare disturbi gastrici se in dosi eccessive, nelle persone con sensibilità allergica e in caso di gastrite.

La curcuma può provocare scarsa coagulazione e emorragie se c’è un deficit di coagulazione e se si assumono farmaci o alimenti con azione anticoagulante e antiaggregante, può causare ipoglicemia se si assumono ipoglicemizzanti orali e provocare ipotensione se si assumono farmaci per l’ipertensione.

Nutraceuticabioch.: I derivati della curcuma potrebbero essere usati nelle gocce oculari che servono a trattare le prime fasi del glaucoma

Nutraceuticabioch.: Rasam un’alimento funzionale tradizionale dell’India meridionale.

Acidi grassi omega 3

I principali acidi grassi polinsaturi della serie omega 3 sono l’acido alfa linolenico ALA, l’acido eicosapentaenoico EPA e l’acido docosaesaenoico DHA.

Fonti nutrizionali:

  • ALA è presente nel salmone, sardina, sgombro, tonno, burro, noci, pistacchi, arachidi, mandorle, avena, germe di grano, verdura a foglia verde, legumi, olio di lino, olio di soia, olio di arachidi, olio di sesamo, olio di mais, olio di colza e olio di oliva;
  • EPA e DHA sono presenti solo nelle fonti animali come nell’olio di pesce, sardine, salmone, sgombro, orata, spigola, tonno, acciuga, alice, trota e nelle uova.

I prodotti ittici di allevamento contengono meno omega 3 di quelli naturali

L’organismo umano converte l’ALA, il capostipite degli acidi grassi polinsaturi omega 3 in EPA e meno in DHA, poichè gli acidi grassi saturi e idrogenati interferiscono con la conversione.

Il contenuto di EPA e DHA viene ridotto poco dal congelamento e dalla cottura breve di 20 minuti, invece si osserva una forte riduzione con l’affumicatura, la salatura e la frittura degli alimenti.

EPA e DHA si trovano sotto forma d’integratori di olio di pesce, come farmaci e alimenti fortificati.

LARN, apporto quotidiano raccomandato di omega 3:

  • 0,5 grammi nei lattanti;
  • 0,7 grammi da 1-3 anni;
  • 1 grammi dai 4 ai 15 anni;
  • 1,5 grammi dai 15 in poi;
  • 1 grammo nelle gestanti e nelle nutrici;
  • il rapporto omega 6/omega 3 generalmente raccomandato nell’adulto è 5/1.

Il principale effetto degli omega 3 si verifica sul profilo lipidico con riduzione dal 20 al 50% dei trigliceridi per minore sintesi epatica e aumento della clarence, con conseguenza riduzione delle lipoproteine VLDL, inoltre aumentano discretamente le HDL e rendono le LDL piccole e dense, più grandi e meno aterogene.

Gli acidi grassi omega 3 si trovano nelle membrane cellulari e svolgono numerose  attività cellulari, si trovano in tutte le cellule dei tessuti specialmente del cuore, retina e cervello, l’organismo non è in grado di sintetizzarli, sono contenuti in molti alimenti, nell’olio di pesce che viene usato come integratore, nell’olio di antartic krill, una specie di crostaceo che vive nelle acque dell’antartico, olio di semi di lino e negli alimenti funzionali fortificati.

Un sufficiente apporto di omega 3 è garantito da:

  • 3-4 porzioni settimanali di pesce di cui 2 porzioni di pesce ad alto contenuto;
  • una dieta sana e varia che riduce l’apporto di omega 6, il rapporto ottimale è di 5/1 tra omega 6 e omega 3;
  • se non si può mangiare pesce si deve aumentare il consumo di vegetali che sono una buona fonte di omega 3, assumere alimenti come il latte e lo yogurt arricchiti con omega 3 o integratori come l’olio di pesce.

Gli acidi grassi omega 3, oltre a diminuire l’ipertriglicemia e avere un’effetto positivo sulle dislipidemie, svolgono altre azioni che danno protezione cardiovascolare quali:

  • azione antinfiammatoria;
  • antiaggregante piastrinica
  • riducono il fibrinogeno e favoriscono la fibrinolisi;
  • riducono la pressione arteriosa nelle persone ipertese;
  • azione emoreologica aumentando la deformità eritrocitaria;
  • azione anti aritmica;
  • migliorano la funzionalità endoteliale e aumentano la stabilità della placca aterosclerotica;

Molti dati epidemiologici e clinici confermano l’azione sul sistema nervoso, gli omega 3 favoriscono lo sviluppo e il mantenimento delle capacità cognitive, in gravidanza favoriscono lo sviluppo del SN del feto e aumentano le difese immunitarie del neonato contro le allergie.

Indicazioni terapeutiche:

  • ipertrigliceridemie non trattabili con la dieta;
  • dislipidemie con trattamento iniziale di 2-4 grammi/die fino a 10-12 grammi giornalieri, molto spesso associati a statine con cui non interferiscono;
  • prevenzione secondaria di malattie cardiovascolari, l’assunzione di EPA/DHA in quantità di 1 grammo al giorno riduce la mortalità per infarto e altre patologie cardiache;
  • trattamento dello scompenso cardiaco insieme ai diuretici, beta-bloccanti e ACE-inibitori;
  • prevenzione primaria della cardiovasculopatia aterosclerotica e della morte improvvisa cardiaca;
  • trattamento dell’artrite rematoide, osteoporosi, depressione, sindrome del deficit dell’attenzione e iperattività, aggressività, prevenzione del cancro alla prostata e al seno, maculopatia degenerativa senile.

Gli integratori di acidi grassi omega 3 sono ben tollerati, ci possono essere comunque degli effetti indesiderati come la dispepsia e gusto sgradevole, specie con l’olio di pesce e ad alte dosi può provocare emoraggie, devono essere usati con cautela quando si assumono anticoagulanti, antiaggreganti piastrinici, aglio, vitamina E, ginseng, glucosamina, che riducono l’emocoagulazione.

  • controindicati in gravidanza, allattamento, disturbi emorragici, insufficienza epatica;
  • gli integratori aumentano il fabbisogno di vitamina E e di beta carotene.

Nutraceuticabioch.: Gli integratori di acidi grassi omega 3 riducono il comportamento aggressivo nei bambini, un nuovo studio

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Acidi grassi polinsaturi

L’acido linoleico e l’acido alfa linolenico sono acidi grassi essenziali a 18 atomi di carbonio con insaturazioni multiple, l’acido linoleico si trova in alimenti di origine vegetale come nell’olio di mais, soia e girasole, la struttura ha due insaturazioni cis sul carbonio 9 e 12, l’acido alfa linolenico ALA ha una struttura con 3 insaturazioni cis 9,12,15, si trova negli alimenti vegetali, nell’olio di lino, soia, germe di grano e noci.

La classificazione in omega 3-6-9 avviene considerando la posizione del doppio legame a partire dal metile terminale della catena idrocarburica, l’ultimo carbonio della catena si chiama omega.

L’acido linoleico è precursore di acidi grassi polinsaturi a lunga catena della serie omega 6, l’acido alfa linolenico è precursore della serie omega 3, le piante sintetizzano i precursori di acidi grassi polinsaturi a lunga catena ma non producono derivati, le piante terrestri producono acido linoleico.

L’acido alfa linolenico viene sintetizzato principalmente nelle piante che crescono nelle zone fredde per cui è componente della catena alimentare di pesci e animali marini, gli animali non sintetizzano i precursori di acidi grassi polinsaturi a lunga catena che devono essere assunti da fonti vegetali ma sintetizzano i derivati.

Gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena in genere con insaturazioni sul carbonio 20-24, sono sintetizzati dai precursori per desaturazione ed allungamento della catena per aggiunta di acetilCoA al carbonio 1 con la catena idrocarburica che rimane invariata dal carbonio 9 in giù, i carboni C3 e C4 diventano rispettivamente C5 C6 con formazione di due ulteriori legami.

Il derivato più abbondante è l’acido arachidonico 20:4 cis 5,8,11,14 che viene usato per la sintesi dei derivati eicosanoidi come prostaglandine e leucotrieni, nella struttura è presente la sequenza CH2-CH=CH- che viene ripetuta 4 volti con doppi legami separati da un -CH2-.

Lo stesso meccanismo si applica alla serie omega 3, il precursore acido alfa linolenico per desaturazione e allungamento della catena idrocarburica forma il derivato 20:5 cis 5,8,11,14,17 chiamato EPA o acido eicosapentaenoico usato per la sintesi di eicosanoidi come le prostaglandine e i leucotrieni e il derivato 22:6 cis 4,7,10,13,16,19 chiamato DHA o acido docosaesaenoico  costituente dei fosfolipidi del sistema nervoso.

Zenzero e sale da cucina (sodio e ipertensione)

Zenzero

Rizoma della pianta Zingiber officinalis, le proprietà sono antinfiammatorie, antiossidanti, contro la nausea, energizzanti, aumento dell’effetto grastrolesivo da parte dei Fans e potenziamento dell’effetto anticoagulante e ipoglicemizzante.

Sale

Il consumo medio di sale degli italiani è 10 grammi, il fabbisogno quotidiano è 3-4 grammi e in genere il massimo consigliato è di 6 grammi.

Una quantità superiore a 6 grammi al giorno, pari ad un cucchiaino aumenta il rischio di pressione alta, ictus, ischemia, cancro allo stomaco, calcolosi cistica, osteoporosi e aumento della sete che induce a bere bevande caloriche, incrementando il rischio di obesità.

Molto spesso si raccomanda una dieta sana con meno di 6 grammi al giorno di sale, pochi grassi animali, molta frutta e verdura e pesce fresco o surgelato, molto indicata è la dieta di tipo mediterraneo che previene e riduce l’insorgenza dell’ipertensione e delle malattie cardiovascolari.

Un’eccessiva restrizione di sale può dare effetti sfavorevoli cardiovascolari per attivazione omeostatica del sistema renina- angiotensina- aldosterone  e del sistema ortosimpatico che oltre a limitare l’effetto ipotensivo può addirittura aumentare la pressione sanguigna e portare ad alterazioni metaboliche.

Il salgemma contiene solo cloruro di sodio, il sale marino grezzo contiene anche altri sali e oligoelementi, il sale marino raffinato contiene altri sali e oligoelementi in tracce, il sale iodato è un sale comune arricchito di iodio o iodato di potassio con lo scopo di curare la carenza molto diffusa di iodio, con lo stesso sapore può essere facilmente consumato come sostituto.

I sostituti del sale sono usati nelle diete povere o prive di sale, in genere il sale comune viene sostituito dal sale iposodico che contiene cloruro di potassio, spesso la quantità di potassio si aggiunge a quello dei cibi aumentando i livelli nel corpo umano, un’eccessivo aumento dei livelli di potassio si riscontrano in presenza di insufficienza renale e di farmaci potassio-risparmiatori, ACE inibitori e sartani, con aumento del rischio cardiaco.

La dieta iposodica viene elaborata in base alle esigenze individuali, serve a prevenire l’ipertensione e il rischio cardiovascolare, si consiglia di non superare 6 grammi di sale al giorno nell’ambito di una dieta sana, ma può essere sufficiente una quantità di 2-3 grammi al giorno e la limitazione di cibi ricchi di sale come gli insaccati e i formaggi, preferendo alimenti con basso contenuto.

Nelle persone a rischio d’ipertensione, malattie cardiovascolari e ipercalciuria, il sale deve essere consumato in quantità di 4-5 grammi al giorno, con restrizione più severa.

Una riduzione severa di sale pari a meno di 2 grammi al giorno che vieta l’uso di sale da cucina e di cibi contenenti sale, viene prescritta a persone in condizioni con edema anche se l’uso di diuretici permette una dieta iposodica non drastica.

La dieta iposodica viene usata per la cirrosi epatica ascitica

Nella dieta di 1300 Kcal si consiglia il pesce di lago o di fiume, legumi freschi e secchi, carne solo 2-3 volte a settimana, patate, 60 grammi di pane al giorno, verdure cotte e frutta fresca.

Quando si considera l’apporto di sale giornaliero con la dieta si deve considerare il contenuto nell’alimento e la frequenza di assunzione del cibo per esempio il pane con poco sale contiene 15-17 grammi per chilogrammo, la porzione consumata è 50 grammi per 3-6 volte al giorno.

Sodio

Il sodio che consumiamo deriva dal sale da cucina e dagli alimenti, la giusta quantità di sale rende i cibi gustosi, 1 grammo di cloruro di sodio contiene 400 mg di sodio e 600 mg di cloruro.

Il fabbisogno quotidiano di sodio è di 600 mg, maggiore in gravidanza, allattamento, eccesso di sudore o di diarrea e ustioni, la carenza di sodio è rara, esiste un rapporto molto stretto fra acqua e sodio tanto che la carenza di sodio nell’organismo varia l’acqua corporea.

Il sodio regola i flussi di acqua nelle cellule, l’equilibrio acido-base, la trasmissione nervosa, la contrazione muscolare e cardiaca.

Quando la concentrazione di sodio si riduce nell’organismo si attiva il meccanismo biologico di risparmio attraverso l’attività del sistema renina-angiotensina-aldosterone, una natriemia < 135 mEq/l avviene nei seguenti casi :

  • perdita bilanciata di sodio e di acqua per disidratazione isotonica, diarrea e vomito, la natriemia è normale anche se c’è stata perdita di sodio totale e i sintomi sono di disidratazione extracellulare;
  • deficit di sodio con eccesso di acqua rispetto al sodio per scompenso cardiaco, cirrosi epatica, sindrome nefrosica e inappropriata secrezione di aldosterone, i sintomi sono di iperidratazione cellulare;
  • perdita di sodio superiore al contenuto di acqua per diarrea, sudorazione, vomito prolungato, malattia renale con perdita elevata di sodio, bassa assunzione di sodio ma elevata di acqua e l’uso di diuretici. Si verifica iperidratazione cellulare con sintomi di confusione, sonnolenza, cefalea, nausea, vomito e disidratazione extracellulare che provoca sete intensa, astenia, secchezza della pelle, mucosa e lingua, ipotensione e oliguria.

Si raccomanda di non assumere più di 2 grammi di sale al giorno, bisogna considerare che la quantità presente nel cibo è circa 2 grammi, sufficiente a soddisfare il fabbisogno medio mentre un’eccesso di sale da ipertensione, rischio di cancro gastrico, osteoporosi, calcolosi cistica, ipercalciuria e ipertensione arteriosa.

L’ipertensione arteriosa è un disturbo della regolazione della pressione che aumenta il rischio di aterosclerosi, malattie vascolari del cervello, ischemia, insufficienza cardiaca, nefropatia, arteriopatie e alterazioni della retina. Il rischio di morire è tanto più alto quanto più è alta la pressione e il numero di fattori di rischio come la dislipidemia, fumo, diabete e ipertrofia del ventricolo sinistro per cui bisogna correggere la pressione e i fattori di rischio.

L’ipertensione arteriosa viene suddivisa in gradi:

  • grado 1: con valori di pressione sistolica 140-159 e del valore diastolico 90-99 mm Hg;
  • grado 2: 160-179, 100-109;
  • grado 3: >180 e >110.

Un’altra classificazione definisce la pressione arteriosa primitiva, circa il 90% dei casi per cause cliniche non evidenti e secondaria dovuta a patologie renali, endocrine come l’iperaldosterismo primario, tireotossicosi, coartazione aortica e stenosi delle arterie renali.

Per prevenire e curare l’ipertensione nelle persone a rischio per cause ereditarie, obesità, stress, fumo e eccesso di alcol, bisogna ridurre il peso specie in presenza di obesità viscerale. Quando il BMI >30, l’ipertensione è presente fino al 50% dei casi, ma basta perdere alcuni chilogrammi per ridurla in modo significativo, occorre a volte anche una restrizione di sodio, la riduzione è moderato 8- 4 mmHg negli ipertesi e 6-3 mmHg nei normotesi, con variabilità individuale.

Solo alcune persone ipertese sono sodio sensibili, osservato dal monitoraggio della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca alternando periodi di dieta iposodica e ipersodica e effettuando il controllo urinario del sodio, in questi casi ridurre l’apporto di sodio nella dieta riduce l’ipertensione e il rischio cardiovascolare.

Negli ipertesi sodio resistenti, la restrizione sodica non ha effetti anzi, aumenta la pressione e provoca alterazioni cardiache e metaboliche per attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone e del sistema ortosimpatico.

Nelle persone a rischio d’ipertensione o ipertese occorre una dieta ricca di frutta e verdure, un apporto sufficiente di calcio dagli alimenti preferendo i cibi con basso contenuto di grassi, dieta povera di colesterolo e acidi grassi saturi, cibi con medio-basso indica glicemico, massimo 3 caffè al giorno e piccole porzioni di cioccolato fondente, per l’ipertensione lieve insieme ai farmaci si possono associare integratori con la funzione diuretica a base di aglio, biancospino, olivo, pillosella, urica ecc…

Nutraceuticabioch.: Un composto che da il sapore pungente allo zenzero garantisce un’alito fresco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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