Micronutriente: Iodio

I dietisti americani parlano spesso della dieta abituale come un regime alimentare povero di alcuni nutrienti tra cui le fibre, il potassio e la vitamina D. La loro carenza è un problema di sanità pubblica, per questo l’assunzione a livelli adeguati è ampiamente considerata nelle linee guida 2015-2020. Molto importante è lo iodio, il quale secondo alcuni esperti deve essere controllato costantemente.

Lo iodio è un minerale essenziale che si trova in tracce nell’organismo, anche se la maggior parte delle persone usa a tavola il sale iodato, il cambiamento delle abitudini alimentari indotte dalle mode dietetiche ha portato in alcuni gruppi di popolazione un’aumento del rischio di carenza, per cui occorre controllarne costantemente i livelli attraverso una valutazione nutrizionale.

Lo iodio è presente naturalmente in alcuni alimenti, nei cibi fortificati dove viene aggiunto, nei formulati multivitaminici/minerali e negli integratori alimentari.

Lo iodio è costituente fondamentale degli ormoni tiroidei quali tiroxina (T4) e triiodiotironina(T3) che sono alla base della regolazione di alcuni processi biochimici chiave per il funzionamento dell’organismo, della sintesi proteica e dell’azione enzimatica. Questi ormoni sono determinanti dell’attività metabolica e sono necessari per lo sviluppo del sistema nervoso centrale e scheletrico sia nel feto che nel neonato.

La funzione tiroidea è regolata principalmente dall’ormone tireostimolante (TSH) secreto dalla ghiandola pituitaria, al fine di controllare la produzione e il rilascio degli ormoni tiroidei e proteggere così il corpo umano dall’insorgenza di ipotiroidismo e ipertiroidismo. Il TSH secreto attiva la tiroide che assorbe iodio e di conseguenza stimola la sintesi e il rilascio di T3 e T4. Quando la quantità di iodio non è adeguata i livelli di TSH rimangono alti portando alla formazione del gozzo, per ingrossamento della ghiandola tiroidea che riflette il tentativo non riuscito della ghiandola di sequestrare lo iodio circolante nel sangue. Integrare iodio riduce la dimensione del gozzo e gioca un ruolo nella risposta immunitaria, inoltre può essere benefico nella displasia mammaria e nella malattia fibrocistica del seno.

Lo iodio è naturalmente presente nel suolo e nell’acqua di mare, gli alimenti più ricchi sono il pesce, prodotti di animali allevati con vegetali coltivati in terreni ricchi, latte, latticini e gli alimenti a base di cereali. Alcune zone del mondo hanno terreni poveri di iodio per cui nelle popolazioni residenti aumenta il rischio di carenza, tanto da rendere il raggiungimento dei livelli adeguati un problema di sanità pubblica.

I programmi di integrazione di sale iodato sono implementati in molti Paesi al fine di ridurre la prevalenza di carenza di iodio nel mondo. Il 70% delle famiglie americane utilizza sale iodato con una variabilità tra il Nord e Sud America, mentre in Europa è usato in una percentuale minore del 50% così nelle regioni del Mediterraneo Orientale.

Negli alimenti e nel sale iodato, lo iodio si trova in diverse forme: sale di iodio e di potassio, iodio inorganico, iodato e la forma più comune lo ioduro. Dopo il consumo, lo ioduro viene assorbito rapidamente e quasi completamente nello stomaco e nel duodeno, dal circolo ematico si concentra nella ghiandola tiroide, poichè necessario per la sintesi degli ormoni tiroidei e la restante parte viene persa con le urine. Nell’organismo in condizioni normali sono presenti 15-20 mg di iodio, conservati fino al 70-80 % nella tiroide.

La quantità raccomandata di iodio varia con l’età, nei bambini 90 mcg, negli adulti 150 mcg e in gravidanza o allattamento 250 mcg. Lo studio Total DIET dell’FDA ha stimato l’assunzione media di iodio nella popolazione americana variabile da 183 a 353 mcg al giorno, non includendo lo iodio fornito dal sale iodato, tanto da poter sottostimare la reale assunzione.

Le fonti principali di iodio sono le alghe (Kelp, Nori, Kombu e Wakame) con contenuto molto variabile, il merluzzo, una porzione di 85 grammi ne contiene quasi 100 mcg, il latte è una buona fonte grazie all’integrazione alimentare e agli agenti ionizzanti iodofori usati nell’industria casearia. Una tazza di latte contiene 56 mcg di iodio e un vasetto di yogurt 75 mcg. Due fette di pane arricchito ne contengono 45 mcg. Nel latte materno e nelle formule per lattanti è presente iodio.

La quantità di iodio in frutta e verdura varia in base alla quantità assorbita dal terreno. La ricchezza del suolo influisce anche sugli alimenti di origine animale. Un cucchiaio di sale iodato contiene circa 400 mcg ma fornisce solo una frazione dell’assunzione giornaliera, la maggior parte del micronutriente deriva dagli alimenti tra i quali alcuni cibi trasformati in cui è stato aggiunto sale iodato che viene riportato nell’etichetta nutrizionale.

Molti integratori multivitaminici/minerali includono lo iodio in forma di ioduro di potassio, in una quantità pari a 150 mcg (Consumer Lab), in commercio è disponibile la polvere di alghe essiccate che contiene circa 0,1-0,5% di iodio. Per ottenere la rischiesta raccomandata di iodio di 150 mcg negli adulti sono necessari dai 30-150 mg di povere di alghe.

I dati NHANES raccolti tra il 1999 e il 2004 mostrano che il 29% degli adulti americani assume integratori alimentari contenenti iodio, i quali possono potenzialmente interaggire con alcuni farmaci come il Metimazolo usato per trattare l’ipertiroidismo, ACE inibitori e diuretici risparmiatori di potassio. Il corpo umano controlla i livelli degli ormoni tiroidei attraverso la sintesi dell’ormone TSH, il quale viene secreto quando i livelli di iodio sono minori di 100 mcg/ giorno. Il TSH è un’ormone che aumenta l’assorbimento dello iodio e favorisce la sintesi degli ormoni tiroidei. Se l’assunzione dello iodio è molto bassa la produzione di questi ormoni può essere ridotta anche in presenza di TSH. Lo stato di carenza di questo micronutriente è un problema di sanità pubblica in 47 Paesi del mondo, circa il 38% della popolazione mondiale pari a 2,2 miliardi di persone che vivono molto spesso in aree dove c’è carenza di iodio nel terreno.

Quando l’assunzione di iodio scende sotto i 10-20 mcg/ giorno si sviluppa l’ipotiroidismo molto spesso accompagnato dal primo segno clinico, il gozzo. La carenza di iodio di questa entità in gravidanza può causare il deficit dello sviluppo neurologico e il ritardo della crescita, nonchè aborto e morte. Una carenza grave di iodio provoca la sindrome da deficit congenito di iodio nell’utero, definito in passato cretinismo, caratterizzato da anomalie fisiche e neurologiche. La carenza di iodio ha effetti avversi sulla crescita e sullo sviluppo, ed è la causa del più comune ritardo mentale. In genere i disturbi da carenza derivano da una produzione inadeguata di ormoni tiroidei secondaria a insufficienza di iodio.

La carenza di iodio è la causa più probabile di compromissione neurologica a livello globale, le donne incinte o che pianificano una gravidanza devono essere informate sull’importanza dell’integrazione di iodio, altri gruppi a rischio sono i bambini e le donne in allattamento. In Australia nel 2009 sono state adottate delle misure di sanità pubblica volte a potenziare l’assunzione di iodio alimentare attraverso la fortificazione obbligatoria con iodio del pane.

L’analisi dei dati NHANES 2001-2008 mostrano l’insufficienza di iodio in molte donne statunitensi in gravidanza, la mancanza del consumo di prodotti caseari durante questo periodo della vita e in allattamento potrebbe portare a carenza. Una carenza lieve-moderata nelle madri porta, oltre al gozzo, un’aumento del rischio di ADHD ( disturbo da deficit di attenzione/iperattività) oppure alterazioni della funzione mentale nei bambini, la carenza grave è associata ad un’aumentato rischio di cancro follicolare della tiroide.

Le diete a base vegetale hanno la caratteristica di essere povere di iodio, i vegani dovrebbero considerare l’integrazione se a tavola non usano il sale iodato o un’altra forma di iodio alimentare. Le verdure crucifere come i broccoli, cavolfiori, cavoli, rucola, cavolini di Bruxelles, crescione e ravanelli sono ricchi di nutrienti e composti anti-infiammatori ma contengono alte quantità di goitrogeni, sostanze chimiche che possono interferire con l’assunzione dello iodio nella tiroide e favorire la carenza.

Con una dieta variata, le persone riescono a raggiungere un’adeguata assunzione di iodio e la presenza di goitrogeni di alcuni alimenti sembra non essere un problema.

Le donne che riducono il sale a tavola possono avere un rischio più elevato di carenza. Spesso il sale iodato viene sostituito con i sali marini che aumentano il sapore delle preparazioni e contengono calcio, ferro, potassio e magnesio, ma non apportano iodio e possono contribuire all’instaurarsi della carenza.

Il latte vegetale oggi è facilmente sostituito al latte vaccino. La sostituzione del latte e dei derivati con questi prodotti può aumentare il rischio di carenza di iodio.

I frutti di mare e i latticini sono importanti fonti di iodio alimentare, la maggior parte del latte vegetale in commercio non è supplementato con lo iodio e naturalmente ne contiene di meno del latte vaccino. Secondo diverse ricerche condotte negli Stati Uniti e nel Regno Unito, i vegani possono essere a rischio di carenza.

Un americano su tre segue una dieta di tipo paleolitico (Paleo) con un regime che limita sia i latticini che il sale da cucina, un recente studio randomizzato ha dimostrato che questo tipo di dieta aumenta il rischio di carenza di iodio rispetto ad una dieta variata, tanto da considerare nella maggior parte dei casi l’integrazione di iodio.

L’assunzione eccessiva di iodio può dare sintomi simili alla carenza quali il gozzo, alti livelli di TSH e ipotiroidismo poichè l’eccesso di iodio nelle persone sensibili inibisce la sintesi degli ormoni tiroidei, stimola la produzione di TSH e può portare alla formazione del gozzo. L’ipertiroidismo da iodio può essere indotto da un’elevata assunzione del micronutriente specie quando viene somministrato per il trattamento della carenza, ma è difficile da superare il livello massimo tollerabile di assunzione giornaliera con alimenti e integratori pari a 900 mcg negli adolescenti tra i 14-18 anni e 1.100 mcg negli adulti.

Negli Stati Uniti la maggior parte delle persone assume iodio in modo adeguato, ma occorre il monitoraggio di sottogruppi di popolazione maggiormente suscettibili a carenza come le donne in età fertile e le persone in restrizione dietetica. Esiste la necessità di educare la popolazione all’adeguata assunzione di iodio, in linea con quello che affermano le Food Guide attuali: ‘I bisogni nutrizionali dovrebbero essere soddisfatti principalmente dagli alimenti’.

Fonte: Update on Iodine

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