Nutraceuticabioch.: La bassa concentrazione di acidi grassi omega 3 può essere un fattore di rischio di parto prematuro

Le donne in gravidanza con basse concentrazioni di omega 3, nel primo e secondo trimestre hanno mostrato un rischio significativamente più elevato di parto prematuro rispetto alle donne con livelli normali, secondo lo studio condotto dalla Harvard TH Chan School of Public Hearth in collaborazione con la Stantens Serum Istitut di Copenhagen. 

Questo studio suggerisce che le basse concentrazioni di EPA+DHA possono essere un fattore di rischio in gravidanza per il parto prematuro, gli esperti affermano che ”Molte donne in gravidanza non vogliono consumare pesce per la presenza di mercurio, lo studio afferma che comunque bisogna garantire un buon apporto di omega 3 in questo periodo fisiologico.”

”Lo scorso anno, l’agenzia degli Stati Uniti per la sicurezza alimentare e dell’ambiente, FDA ha condotto un’indagine sul tipo di pesce da consumare in gravidanza” afferma Sjurdur F. Olsen, il principale ricercatore della Harvard Chan School e responsabile del Centre for Fetal Programming at Statens Serum Institut in Copenhagen. Lo studio è stato pubblicato il 3 agosto 2018 sulla rivista EBioMedicine.

La nascita pretermine è una delle principali cause di morte prenatale associata a deficienza cognitiva e a problemi cardiometabolici  in età avanzata nei bambini che sopravvivono. Per molti anni si è pensato che un’elevata assunzione di EPA+DHA, presenti nel pesce ricco di grassi come lo sgombro, acciuga, salmone e tonno ma anche in specie magre come il merluzzo e eglefino, potesse ridurre il rischio di nascita prematura, alcuni studi hanno supportato questa ipotesi ma i risultati delle ricerche sono inconsistenti.

In questo nuovo studio, i ricercatori hanno analizzato i dati della Danish National Birth Cohort che ha coinvolto 96000 bambini della Danimarca attraverso questionari, 346 donne in gravidanza con parto pretermine prima della 34° settimana e 348 donne con parto a termine, nel periodo tra il 1996-2003, eseguendo analisi di laboratorio su campioni di sangue prelevato il primo e secondo trimestre.

Le donne nel quintile più basso associato a bassi valori sierici di EPA+DHA, con valori pari o inferiori all’1,6% avevano un rischio 10 volte più elevato di parto prematuro rispetto alle donne dei tre quintili più alti con una concentrazione di acidi grassi polinsaturi pari all’1,8% o superiore, le donne del secondo quintile più basso avevano un rischio 2,7 volte più elevato rispetto alle donne nei tre quintili più alti.

Dai risultati emerge che le donne con basso livello di acidi grassi polinsaturi omega 3 EPA+DHA in gravidanza, mangiando pesce o assumendo integratori di olio di pesce potevano potenzialmente ridurre il rischio di parto prematuro, ma può essere una generalizzazione non necessaria visto che gli studi sono stati condotti in Danimarca dove i tassi di natalità pretermine sono bassi, per cui occorrono nuovi studi sulle altre popolazioni.

Gli esperti, inoltre hanno osservato che non esiste una relazione solo con la dieta ma sicuramente esiste una componente genetica coinvolta, una situazione rara con una stima ben precisa che permette di affermare l’attendibilità dei risultati, in futuro occorrerà replicare i dati in altre popolazioni per una valutazione più precisa degli effetti associati alle concentrazioni di EPA plasmatici.

”Il livello di DHA può prevenire il rischio nelle donne” ha affermato il coautore dello studio Jeremy Furtado, ricercatore della Harvard Chan School, mentre Johns Hopkins coautore e ricercatore associato della Bloomberg School of Public Health evidenzia che   ” la nascita pretermine ha costi sanitari ed emotivi molto elevati e lo studio fornisce dei risultati coerenti con altre ricerche randomizzate sugli integratori omega 3 in gravidanza,  in modo da raccomandare un’adeguato apporto dai nutrienti e dagli integratori per prevenire la nascita pretermine”.

Fonte:

Low concentrations of omega-3 fatty acids may be a strong risk factor for preterm birth

Lettura consigliata:

Low plasma levels of omega-3 fatty acids associated with preterm birth

 

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