Nutraceuticabioch.:Tra la vitamina D e la sindrome del colon irritabile esiste un legame?

La vitamina D negli ultimi anni è considerata importante per la salute delle ossa, prevenzione del diabete e per i notevoli benefici che apporta sia al sistema immunitario che cardiovascolare.

Le ultime ricerche indicano che la vitamina D svolge un ruolo di primo piano nella prevenzione di alcuni tipi di cancro, nelle malattie del colon e per gli effetti positivi nei disturbi psichiatrici  di ansia e di depressione.

Ma esiste un ruolo benefico della vitamina D verso i sintomi IBS nelle persone che seguono una dieta a basso contenuto FODMAP ?

La vitamina D è principalmente un regolatore della salute dell’osso insieme al calcio e fosforo, in piccole quantità viene prodotta dal nostro organismo a partire dal colesterolo e per azione solare ma la conversione a vitamina attiva D3 avviene nel fegato.

Quando non si ha sufficiente esposizione al sole si può avere carenza.

A livello mondiale si stima che circa il 15 % della popolazione pari a un miliardo di persone sono carenti di vitamina D con valori ematici minori a 20 ng /ml o  parzialmente carenti con un valore fra 20-30 ng/ml.

Le persone che vivono ad altitudini elevate maggiori del 37° parallelo, le persone con pelle scura con pigmentazione cutanea che limita l’assorbimento di raggi solari ,le persone anziane o che seguono diete carenti di nutrienti e con malattie croniche sono più a rischio di carenza.

Il malassorbimento intestinale che si verifica nella malattia celiaca e nel morbo di Crohn può ridurre negativamente i livelli di vitamina D nelle persone.

La sindrome del colon irritabile e la malattia infiammatori intestinali sono sempre più diffuse nel mondo, si stima che l’IBS colpisce il 10-20% della popolazione mondiale con diversa prevalenza in base al paese d’origine, per quanto riguarda l’IBD più di un milione di americani e 2,5 milioni di europei soffrono di morbo di Crohn e colite ulcerosa, ci possono essere eziologia o cause diverse ma spesso i sintomi sono uguali e questo permette di attuare strategie dietetiche o nutrizionali simili.

La sindrome del colon irritabile è associata a problemi di stress, ansia e depressione per via della disregolazione dell’asse ipotalamo – intestino, circa il 50-90% delle persone con IBS hanno disturbi psichiatrici in particolare ansia e depressione.

La vitamina D è associato a molti di questi problemi.

Le persone con valori minimi o carenti di vitamina D hanno maggiore probabilità di soffrire di ansia e di depressione.

Si cerca una connessione fra IBS o IBD e lo stato di vitamina D.

Uno studio di revisione del 2016 su pazienti con IBD ha evidenziato che sono persone che hanno una probabilità maggiore del 64% di essere in carenza di vitamina D, uno studio del 2015 ha rilevato che il 78% dei partecipanti con IBS aveva livelli di vitamina D molto bassi, un’altro studio ha esaminato il rapporto fra IBS e vitamina D nei bambini e ha rilevato che solo il 7% aveva livelli sufficienti di vitamina evidenziando che la carenza nelle persone con IBS non è specifico per gli adulti.

Esiste una relazione inversa tra i sintomi di IBS e il livello di vitamina D quindi più sono bassi i livelli di vitamina D peggiori sono i sintomi di IBS, visto che coinvolge molti fattori che influenzano lo stato della vitamina.

Non è chiaro il motivo della carenza di vitamina D nelle persone con sindrome del colon irritabile ma si ipotizza che la carenza dia maggiore probabilità di sviluppare IBS oppure è l’IBS che interferisce con lo stato di vitamina D.

A queste relazioni ci sono varie spiegazioni dal ridotto assorbimento della vitamina nei pazienti con IBD e IBS per via dell’infiammazione o del danno intestinale all’aumento della perdita della vitamina D per problemi di diarrea o malassorbimento di grassi essendo di natura liposolubile o per carenza di enzimi pancreatici.

Le altre ipotesi sono lo scarso apporto di alimenti che contengono vitamina D per via della dieta specifica che limita alcuni alimenti e la scarsa esposizione al sole delle persone malate che per via dei disturbi e dei dolori passano poco tempo all’aperto.

Non si conosce la conseguenza del rapporto tra la vitamina D e le malattie intestinali per cui ci sono delle raccomandazioni come il monitoraggio annuale dei livelli della vitamina D, il consumo quotidiano di alimenti ricchi come funghi, pesce grasso anche in scatola, tuorlo d’uovo, fegato di manzo, tofu fortificato, formaggio, latte, cereali o succhi di frutta fortificati, la scelta di una dieta a basso contenuto di FODMAP in base ai livelli di tolleranza personale e l’assicurarsi un’esposizione al sole sicura di 15-30 minuti al giorno.

La produzione della vitamina D  varia con il tipo di pelle, età e colore della pelle.

Per le persone a rischio di carenza la linea guida di endocrinologia Americana ha raccomandato una dose di mantenimento di 1000 UI di vitamina D2 o D3 e le persone che sono carenti dovrebbero seguire le raccomandazioni del medico che in base ai valori ematici può decidere di supplementare giornalmente 2000 UI di vitamina D per alcune settimane.

La vitamina è liposolubile e un’eccesso risulta essere tossico per cui la supplementazione richiede il supporto medico per evitare dosi eccessive che possono interferire con i metabolismo dell’osso, causare danni al cuore, ai vasi sanguigni e ai reni.

Per quanto riguarda i livelli di vitamina D l’Institute of Medicine (USA) afferma che i livelli ematici di vitamina D (25 (OH) D) dovrebbero essere superiori a 50 nmol / L , valori minori di 30 sono considerati insufficienti e le persone sono in carenza.

RDA 0-1 anni di età 400 IU, 1-18 anni 600 IU, 19-50 anni di età 600 UI , 50-70 anni 600 IU e per adulti con 70+ anni di età 800 IU.

Vitamin D and IBS: Is There a Connection?

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